Orecchio assoluto e orecchio relativo

Si fa un gran parlare di orecchio assoluto. Si parla anche di orecchio relativo, ma non così tanto. Come mai? Qui proveremo a spiegare perché e a dimostrare perché un musicista dovrebbe concentrarsi sull'esercizio del proprio orecchio relativo se il suo scopo è quello di migliorare ed eccellere come musicista.

Sull'orecchio assoluto

photo3 smallL'orecchio assoluto, o orecchio perfetto, come talvolta si chiama, è la capacità di riconoscere una nota senza alcun tono di riferimento. Ad esempio, qualcuno suona una nota su un pianoforte e senza avere altri riferimenti, l'ascoltatore è in grado di determinare istantaneamente di che nota si tratti. Nel momento in cui provate a riconoscere una seconda nota, conoscendo la prima nota, non si parlerà più di orecchio assoluto ma di orecchio relativo.

Le teorie sulla possibilità di ottenere l'orecchio perfetto attraverso l'esercizio sono altamente dibattute e generalmente non riconosciute unanimente. Inoltre, avere l'orecchio assoluto offre comunque pochi benefici al musicista per quanto concerne l'educazione musicale e la performance. Pertanto la maggior parte dei musicisti, degli studenti e dei docenti non la considera un'abilità poi davvero così desiderabile.

 

Orecchio assoluto - dote musicale o trucchetto?

photo5 smallL'orecchio assoluto viene spesso descritto come una dote musicale, in realtà però l'orecchio assoluto non ha così tanto a che fare con la musica. Avere l'orecchio assoluto significa essere in grado di riconoscere e denominare precisamente (Do, Re, Mi, etc.) una frequenza udita. Si tratta dell'abilità di riconoscere suoni isolati in assenza di contesto musicale. Ma come abbiamo visto prima, non appena un secondo suono viene suonato, il cervello inizia a misurare le distanze tonali tra le note, il che significa che iniziate a pensare in termini di intervalli: state cioè usando l'orecchio relativo.

La Musica inizia quando le note vengono combinate per creare melodie e armonie ed è proprio questa relazione tra le note che forma la musica. Si vede quindi l'importanza fondamentale per ogni musicista di esercitare le abilità che riguardano l'orecchio relativo, cioè la comprensione e identificazione della relazione tra le note.

Molti artisti famosi affermano di avere l'orecchio assoluto. Talvolta è vero, altre volte è solo per marketing o ignoranza. In ogni caso quegli artisti possiedono sicuramente un orecchio relativo molto preciso e allenato, altrimenti per loro sarebbe difficile suonare dal vivo e improvvisare con i loro strumentisti.


L'arte di combinare le note insieme, di comprendere la relazione che intercorre tra di esse, si fonda sull'orecchio relativo. L'orecchio assoluto (o perfetto) è tenuto in grande considerazione dal pubblico per via del nome altisonante ("assoluto", come ribattere?) e certamente perché si tratta comunque di una qualità di un certo effetto; i musicisti seri però allenano e usano il loro orecchio relativo. Perché? Perché permette loro di trasporre canzoni ad un altra tonalità facilmente, o di improvvisare sul finale di una canzone interagendo con gli altri musicisti, scambiandosi frasi melodiche, e improvvisando sulle stesse scale etc.

Qual è il parere degli insegnanti sull'orecchio assoluto e quello relativo?

photo2 smallLe scuole di musica e i Conservatori hanno corsi per potenziare l'orecchio relativo, non per ottenere l'orecchio assoluto. Essere capaci di identificare toni isolati ha poco impiego nella musica suonata. L'ear training, così come viene insegnato nella maggioranza degli istituti scolastici coinvolge il solfeggio che per definizione implica l'uso dell'orecchio relativo e delle abilità ad esso connesso.